venerdì 13 novembre 2009

Vita sociale problematica

Nel mio apparente declino fisico sono molte le cose che cambiano, nella vita quotidiana e nella prospettiva. Non si fa in tempo ad abituarsi a guardare la vita in maniera diversa che una serata tra amici ti ricorda quanto sia differente la vita sociale ora, e perché avevi deciso di non uscire più.
C'era un motivo.
Roma di sera è bellissima, ma non è così facile guardare la vita sociale fatta di gesti e consuetudini che passa vicino a te ed a cui tu appartenevi fino a qualche anno fa. C'erano problemi anche allora, ma adesso c'è l'ulteriore pesantezza: il non poter neanche più accompagnare l'uscita in compagnia con l'assunzione di qualsivoglia bevanda o cibo.
Dunque stare con gli amici, guardare i tavoli affianco, è diventato quasi uno strazio: la normale consuetudine di "prendere qualcosa" è ora impossibile. Il problema è che i tuoi amici ti mangiano davanti. Anche la frase "prendiamo un gelato"? diventa difficile perché ti guardano dispiaciuti, consapevoli che tu hai un problema e che loro si sentiranno in colpa a mangiarti il gelato davanti mentre tu guardi.

C'era un motivo per cui avevo deciso (implicitamente) che uscire la sera per me era inutile ormai.

3 commenti:

Luce ha detto...

Capisco cosa significa perché anche io ho problemi alimentari e devo stare attenta…ogni volta che vado fuori a cena devo ordinare a parte rispetto ai miei amici…ma non rinuncio ad uscire con loro per quanto evito il possibile di andare nei ristoranti...perchè la ricchezza che mi dona la loro compagnia e in generale, ogni relazione amicale, non si può paragonare al sacrificio che si fa nel fare delle rinunce a tavola….Più che concentrarmi su ciò che non posso mangiare in quel momento, mi concentro sulla bellezza del dono che sto ricevendo in termini di affetto, divertimento, scambio relazionale…se sposto l’attenzione è più facile…Cerco di godermi la compagnia, la gioia dell’incontro…anche avere amici è un dono, non tutti hanno degli amici..E’ nella relazione con l’altro che misuriamo la ns capacità di amare e donarci e quindi cresciamo..
E poi c’è un altro pensiero che mi aiuta, immaginare quanto starò male dopo se dovessi mangiare come vorrei..basta questo a farmi passare ogni desiderio……Un sacrificio “mangereccio” non è inutile come dici, vale sempre la pena farlo quando il contraccambio è una compagnia, una relazione che può arricchire la tua dimensione interiore, intellettuale o di dono…..non rinunciarci, smetteresti di crescere e non saresti più il ‘cercatore di senso’ che sei…

luciano ha detto...

Cara Luce,
che bel commento! In effetti se la poniamo in questi termini, anche la rinuncia al cibo può essere più sopportabile. Sono completamente d'accordo con te su tutto. Ma la cosa che più mi è piaciuta è quel "cercatore di senso".. :-)

Luce ha detto...

E' quel che sei un "cercatore di senso", tu Luciano non ti fermi mai all'apparenza delle cose, ma scavi in fondo e questo non è da tutti... :)