venerdì 22 ottobre 2010

Cosa ti aspetti da me?

il problema ha origine nella domanda: "che cosa ti aspetti da me?" 
il segreto della piena realizzazione di sé, è riuscire ad esprimere ciò che si è attraverso ciò che si fa.. 
e per essere davvero equilibrati e sereni è indispensabile che ciò che si fa sia realmente quello che si vuole e non quello che si aspettano o vogliono gli altri.
fin da bambini, chi più chi meno, ci modelliamo secondo l’immagine che gli altri hanno di noi, o che vorrebbero avere, o che pretendono di avere.
dapprima i nostri genitori, ma anche gli insegnanti, gli amici, e successivamente i nostri compagni di vita, i colleghi di lavoro, e, a volte, perfino perfetti     sconosciuti.
e molti crescono, si formano, si trasformano addirittura, per corrispondere a quell’immagine.  
certe volte non se ne accorgono neppure, perché è così radicato nella loro personalità questo continuo bisogno di essere all’altezza di un’idea, che finisce per diventare l’idea stessa che hanno di loro.  
certe altre volte, se ne accorgono e non sapendo esattamente come affrontare al meglio la situazione, che tipo di soluzione adottare, come uscirne.. in un primo memento entrano in conflitto con se stessi, poi in crisi.
(Elena Orlandi, psicologa, Elogio dell'egoismo)

lunedì 11 ottobre 2010

Sempre allibito e stranito

Dai miei infiniti momenti in cui mi fermo a pensare, sospeso tra il cercare la chiave di volta e la tentazione di lasciar stare, indeciso su quale versione di me stesso avallare.

venerdì 8 ottobre 2010

Un venerdì sera che non avevo dormito

nel frattempo un'infinita ed insonsabile tristezza
mi prende e mi accompagna a fare un giro della mia vita
anche se circoscritto
questa sera non mi fa fare il tour generale
rimango solo a guardare le paludi della mia situazione sentimentale
lavorativa
di salute
e la contemporanea
mancanza di prospettive per il futuro
fintantoche
il mio stomaco non mi lascerà stare
e fare
una vita sociale normale
come avevo prima
ora invece sono relegato in spazi circoscritti
di manovra
posso cibarmi in rigorose portate costrette
tutto è limitato
la mia voglia che avevo un tempo è stata
annichilita
e la depressione torna senza motivo
a comandare nel mio cervello
ma io la combatto
ad armi impari
cerco di trovare rifugio in pensieri durevoli
e confortanti
come il sapere che qualcuno mi ama
ma non trovo conforto
alcuno
nel riconoscere che sono io il problema
sono io a non amare
a non trovare riscontri in una realtà
che non mi appartiene
che non è più mia
da tanto tempo ormai
vivo come un marziano
senza capire cos'è successo
finchè non me lo spiega un uomo
che sa
e che inizia sempre la sua spiegazione
con un "E' ovvio che lei pensa questo, perché"
e poi srotola il suo pensiero
che poi è il mio
la situazione è tutta nella mia mente,
tonnellate di realtà contraffatta
dalla mia mente
scene che mi ostino a rigirare
come in una sceneggiatura mutevole
senza fine
e senza mai arrivare all'unica quinta vera,
quella di me stesso
una scena che non tocco mai
e che fantastico molte volte
in ruoli diversi
tranne quello reale
Infine arrivo alle donne
alla donna
la figura della madre, che per ogni uomo
è il riferimento
e gli uomini
la figura del padre,
svanito prematuramente
rimasto lì come un totem
una roccia da scalare e da osservare
un irraggiungibile sperone
una vetta altissima
e un posto che non è il mio
un progetto di vita mai portato a compimento
tante cose ricevute e nessuna ricambiata
un fallimento totale
pesante quantopiù forte era il potenziale
e di sconfitta farcito
forte quanto  arido e asettico
ora appare l'osservare questo
fallimento in ogni suo aspetto
che neppure il NP riesce a tirar su.