mercoledì 23 marzo 2011

Il colloquio

La sede del colloquio era al Pantheon. Una sede prestigiosa. Ne ero certo, conosco molto bene questo mondo. Gli esaminatori erano due: una nevrotica di mezza età, ed un ingegnere pieno di sè. La nevrotica (due lauree in non so cosa), mentre cercava di essere sorridente, mi ha descritto la società di informatica di cui stavano aprendo una sede a Roma. L'ingegnere è quello che mi ha fatto il culo.
Il colloquio, o per meglio dire l'esame al quale mi hanno sottoposto, è andato esattamente come speravo che andasse: malissimo.
Una decina di domande hanno dimostrato come io abbia ormai perso la mano sulle questioni tecniche in modo abbastanza evidente. Un po' lo sapevo, anche se sinceramente pensavo meglio. Invece ho dovuto riconoscere che sto messo piuttosto male. Non senza qualche conato di vomito. Un qualsiasi ragazzino appena uscito dall'università mi distruggerebbe in meno di un'ora.
Sono uscito dopo un'ora circa. Ho pensato al mio corpo ed a come avrebbe reagito, tentando una ingenua consapevolezza. Mi sono recato al Gran caffè, dove fanno una granita di caffè giustamente famosa e straordinariamente buona, e l'ho mangiata con gusto.
Dopo sono andato dalla mia suora psicologa, la slovacca. Suor S. è una bionda, che senza l'abito da suora farebbe girare gli uomini per strada. Lei appena mi ha visto ha subito detto "che cosa le è successo?". Sono un libro aperto per chi si occupa di nevrosi. Le ho raccontato quello che mi era capitato: a 40 anni suonati ho capito di aver sbagliato professione. Questo aspetto mi è parso chiaro quando l'ingegnere mi ha chiesto quale fosse stato il progetto più importante che avevo fatto, e io in mente non sapevo che rispondergli..
Ad un certo punto, peró, la suora ha superato i limiti. Mi ha chiesto se sogno. Si. E che cosa sogno.. e a quel punto ho avuto un superamento del perimetro emozionale, volevo piangere ed arrabbiarmi insieme. Ho dovuto fermarmi e controllare tutte le mie emozioni.. E' stato tremendo, e ho pensato che nessuno mi doveva rubare i miei sogni. Nessuno, nessuno doveva permettersi di entrare nei miei sogni.
Dopo un'ora circa stavo iniziando a sentirmi male, la nausea mi saliva in modo prepotente, ed ero costretto a tornare a casa, senza mangiare, aspettando che passasse. Nel frattempo quella stronza di S. mi mandava un messaggio su Facebook spiegandomi perché non aveva intenzione di riaccettare la mia amicizia.

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